RossoCinabro

Arte Contemporanea Roma

PROVOCAZIONI CROMATICHE

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Rinascita di Kumudra olio su tela 80x100

10 – 26 febbraio 2011

Non riesco a dipingere altrettanto bene, ma mi concentro talmente, che mi lascio andare senza pensare ad alcuna regola. … Ho deciso adesso, per partito preso, di non tracciare mai più un quadro col carboncino. Non serve a nulla: bisogna attaccare il disegno con il colore stesso, per disegnare bene. …(Vincent Van Gogh – Arles sett. 1888)

E ancora ….  ‘Attualmente … non seguo alcun sistema di pennellata. Picchio sulla tela a colpi regolari, che lascio tali e quali’. Degli impasti, degli spazi sulla tela coperti, qua e là,  delle zone lasciate del tutto incomplete, delle riprese, delle violenze; il risultato che ne esce è, almeno penso, abbastanza inquietante e provocante: tale da indisporre persone che hanno idee preconcette sulla tecnica’. (Vincent Van Gogh)

Le tinte audaci e le narrazioni convincenti sono un esempio perfetto di ciò che rende così affascinante l’arte contemporanea. Contemplazione e riflessione attraverso un’immersione dello sguardo nelle profondità del colore. Puro istinto creativo per indurre un senso di meraviglia nel pubblico, così l’artista può dare agli altri ciò che nel mondo prima non c’era.

Nello spirito di promuovere lo scambio artistico in tutta Italia, RossoCinabro si pone tra le gallerie più attive a Roma nell’ambito del contemporaneo. Gli amanti dell’arte si sono oramai innamorati delle selezioni che di volta in volta RossoCinabro offre ai suoi visitatori, con un’attenzione particolare non solo alla cultura ma anche al mercato, proponendo opere alla portata di tutti. Per approfondimenti sul sito della Galleria potrete trovare notizie su ogni artista.

Opere di: Roberto Balducci, Alessandro Bianchi, Enzo Cammareri, Margherita Cavalet, Umberto Cesino, Gianpiero De Gruttola, KumudraIda Monopoli, Loredana Mortellaro, Rosalorenza,  Daniela Rosignoli, Igor Scardanzan, Martina Tapinassi.

THOUGHTS OF CROSSIN

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Intorno a Lei di Annamaria Biagini mista su carta

10- 22 gennaio 2011

 

Siamo quello che pensiamo. Tutto ciò che siamo nasce con i nostri pensieri. Noi creiamo il nostro mondo. (Buddha)

‘Thoughts of crossing’ Parliamo di pensieri veloci in un mondo che accelera, lasciati sulla tela o su un foglio, impressioni finite, immediate, gettate con tratti veloci e sicuri, e di tutti quei lavori su temi poi abbandonati che hanno avuto però un’importanza fondamentale nello sviluppo successivo della vostra ricerca artistica. Gli artisti nelle opere esposte hanno lasciato domande, spunti, riflessioni attorno a  temi che non sempre sono riusciti ad approfondire, ma che hanno lasciato  comunque un segno, tracciato un solco,  la via e sono diventati  elementi indispensabili per ognuno di loro nella ricerca che hanno intrapreso.

 

A cura di Cristina Madini

Opere di: Federica Allen Scott, Annamaria Biagini, Mario Leonardi, Cristina Madini, Claudio Sireci.

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Federica Allen Scott (Londra 1961) Nasce a Londra da padre inglese e madre italiana, qui si diploma al Chelsea College of Art and Design. Ha vissuto e lavorato tra Londra e Roma.  Il suo lavoro nasce come pratica multidisciplinare, interessata ai più diversi linguaggi espressivi, con l’intento, in origine, di indagare il tema dell’identità da un punto di vista prevalentemente esistenziale, psicologico e filosofico. Di conseguenza, concetti come frammento, memoria e natura sono aspetti centrali del suo discorso, ma hanno  dato vita, di volta in volta, ad ulteriori suggestioni nella sua ricerca.

Le immagini  realistiche dialogano con intenzioni  indefinite, spesso diventano forme astratte più o meno connotate, così da oscillare tra comprensione ed astrazione, tra realtà e surrealtà in termini magrittiani.

Negli ultimi lavori, l’indagine sulla città, su cui Federica posa lo sguardo veloce, prendendone le energie lasciate come segno del passaggio umano, diventa nella scomposizione e frammentazione della realtà, lo spazio evocativo di sentimenti e memorie, vero  e proprio ‘ritratto dinamico’ di Roma. Vive e lavora a Roma.

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Annamaria Biagini (Livorno 1960) Autrice fantastica  fino al midollo, intensamente conscia dei propri strumenti espressivi   Annamaria Biagini con  ‘Babudrus’  rappresenta  in modo geniale un mondo impossibile, un’architettura irreale, fantastica  che  incanta  e sconcerta  l’uomo affascinato dal surreale e, al tempo stesso, ne soddisfa il bisogno di ordine e di equilibrio. Traspaiono dall’opera e dalle invenzioni di questa artista i suoi molteplici interessi e le variegate fonti di ispirazione, si potrebbe citare il raffinatissimo Klee, Chagall, Kandinsky e la stessa Niki de Saint Phalle… L’opera della Biagini appartiene  dunque all’immaginario e fa  riemergere ricordi lontani, sensazioni, sogni, fiabe, racconti antichi ambientati in un mondo quasi metafisico che vive però di  realtà quotidiana. In ‘Babudrus’ c’è tutto il creato, tutta la natura terrena e celeste: alberi, fiori, foreste, stelle.  L’incanto  nasce proprio da questa atmosfera immaginifica, fiabesca e metafisica ottenuta attraverso la ‘conflagrazione’ di elementi del reale noti a tutti.

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Mario Leonardi (Palermo 1965) Si laurea in architettura a Palermo nel 1991 ed esercita la professione nell’ambito della progettazione architettonica, urbanistica e design d’arredi; nel 2001 consegue l’abilitazione all’insegnamento di storia dell’arte e disegno. Dal  2006 si accosta alla pittura, realizzando il primo dipinto su tavola di legno. Partendo da una sperimentazione sugli elementi della natura e astraendoli con il colore e la  sua materia, la superficie delle tavole è riempita di colore piatto e bidimensionale, un’onda cromatica che tutto assimila, consentendo alla diffusione del flusso di vernice di creare un’immagine. I solchi, le scabrosità, gli strati, le tensioni che ne scaturiscono sono in contrasto con la ricerca della luce, della trasparenza, della quiete e contemporaneamente un’apertura verso il trascendente. I colori forti, spesso primari, sono stesi sulle tavole diventandone l’aspetto centrale, un’esplosione sulla  loro libertà. La sperimentazione è sempre presente, accompagnata dalla contrapposizione dell’intero al frammento. Nell’’ultima serie di opere, intitolata “La Città e Oltre”, lo spazio urbano rappresenta un pretesto per indagare  l’animo umano, le sensazioni  che intercorrono con gli elementi  della natura e le loro metamorfosi. Contemporaneamente appare una costruzione dello spazio per masse e piani, utilizzando varie tipologie di rappresentazione.

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Cristina Madini (Roma 1961) Dopo la laurea in Architettura si è occupata principalmente di pittura. Madini pittrice si nota in occasione di una mostra che inaugurava alla Biblioteca Comunale Ostiense  di Roma nel giugno del 2003. In questa personale si leggeva con chiarezza quella frantumazione della memoria o dissoluzione dei ricordi, che diventerà poi una peculiarità costante; pittrice figurativa, ma dove la figurazione viene sottoposta a scomposizioni analitiche. Madini era già, nella memoria, una viaggiatrice, soprattutto verso i paesi d’oriente. Legge molti libri e in questo senso il suo immaginario è stimolato da diverse e complesse fantasticazioni che pulsano nelle sue tele, quasi un furore barocco, mediato da un’autonomia di natura surreale. Parallelamente alla sua carriera di pittrice si svolge quella di curatrice con  la mostra sul Dualismo nella la Biblioteca Elsa Morante in collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma (2005). Nel 2006 Le stanze segrete collettiva esposta nelle Biblioteche Comunali di Roma Elsa Morante e Corviale. Importanti esperienze in Associazioni artistiche si sommano all’esperienza già maturata nell’Organizzazione di Eventi e Fiere. Attualmente sotto la sua direzione artistica ha preso vita dal 2008 un nuovo progetto espositivo con un ricco e variegato programma di mostre. Vive e lavora a Roma.

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Claudio Sireci (Viterbo 1962) Pittore autodidatta ha la fortuna di incontrare il maestro Enzo Maria Mattioli. Frequenta il suo studio “Il Paradosso” come ragazzo di bottega. Qui studia, impara, ricerca. Nasce ed evolve un dialogo concreto tra loro che Claudio assorbirà nel tempo e del quale farà tesoro per la sua arte futura. Alcuni suoi lavori danno vita a sagome oniriche, rimandanti all’inconscio e quasi surreali: nei suoi paesaggi serali, sulle sue spiagge e anche sulle persone e gli oggetti, emerge una luce chiara e bella che rivive nella luna. C’è un alone di sogno, viaggio e volo che circonda l’opera impressa su carta e tela. Non rimane incollato ad una tecnica specifica. Anche se l’acrilico lo ha accompagnato negli anni nella sua ricerca della versatilità, utilizza altri materiali: matite, pastelli, carta, colla, iuta, sabbia. Vive e lavora a Viterbo.

MOVING IDEAS

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Proiezione artificiale di Gabriele Tamburini dittico su tele 120x120 acrilico

 

 

 

MOVING IDEAS

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Cos’è Moving ideas?  Il desiderio di condividere un percorso nel contemporaneo, senza forzare una lettura univoca. La volontà di creare un dialogo con i visitatori, un confronto continuo, senza imbalsamare le opere in una lettura che resti immutata. Un  “work in progress”, poiché intendiamo nel futuro continuare ad accogliere e testimoniare i nuovi percorsi che l’arte d’oggi va esprimendo nella sua evoluzione, percorsi che obbligano  gli artisti a misurarsi con nuovi punti di vista, con nuovi materiali, con nuovi processi mentali, con il senso di una società in cui la velocità del cambiamento non permette ritmi più lenti di riflessione sulla realtà. Artisti presenti: Barbara Bertoncelli, Antonio Cersosimo, Cosimo Massimo Cavallo, Nicola Giampietro, Stefania Gravili, Cristina Madini, Lunia Marchetti, Donato Marrocco, Daniela Rebecchi,  Giacomo Sonaglia, Gabriele Tamburini , Alessandro Trani, Ninni Trifirò.

A cura di Cristina Madini

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Barbara Bertoncelli (1972). Fotografa e Medico Psichiatra, filtra  lo spazio del mondo attraverso l’obiettivo. Incuriosita dall’essere umano nelle sue molteplici sfaccettature lo osserva da molteplici punti di vista. Nel fotografare persone e cose,  esaltando l’essenza intima e  l’emozione che essi trasmettono, cerca di catturare l’istante  per arrivare allo stato d’animo evidenziandolo nella felicità e drammaticità  delle situazioni che la vita gli riserva.  La capacità  di riprendere perfettamente l’emozione è segno  di  forte talento ed empatia, oltre che a una sua straordinaria sensibilità  percettiva e comunicativa. Vive e lavora a San Cesario (MO).

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Antonio Cersosimo (1945) Scultore. Compiuti gli studi professionali, lascia la Calabria, terra ricca di antiche testimonianze storiche e il suo mare che lo avevano ispirato sin dalla giovane età per sperimentare nuove ricerche artistiche frequentando le fonderie di Bari, Napoli e Roma. Nella capitale ha la fortuna di conoscere Pericle Fazzini dal quale riceve stima e ammirazione per le sue sculture sinuose e originali. Lavora in seguito presso i laboratori di marmo di Carrara, Pietrasanta e Massa presso Soldani Dei Manfredi. Durante questa esperienza matura nel Cersosimo la ricerca di una propria identità, di un proprio stile personale. Nasce l’arte ragionata: la jonicità dello stile. Sono di questo periodo le opere inneggianti alla vita, rinvenuti dalla memoria del passato.La sua jonicità è fisionomica, fatta di paesaggi e figure estrapolate dalla retroterra del Cersosimo, di morbidezza delle linee delle forme, e sopratutto di un nuovo umanesimo che è la sua forte e autentica proposta. La sua ricerca della continuità della linea acquista una dimensione infinita, protesa al riscatto della bellezza e dell’amore per la vita. Nel corso degli anni numerosi sono stati i premi riconosciutigli. Ha rappresentato la scultura italiana a Dallas  “Ajat” 1993, New York, Stoccolma e Budapest. Hanno parlato di lui le più importanti riviste d’Arte. Ha realizzato su commissione opere per Enti pubblici e privati. Vive e lavora a Roma.

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Cosimo Massimo Cavallo (Torino 1969) E’ la ricerca sull’uomo, nelle espressioni del volto e del corpo che vedono determinare la sua crescita artistica. Ha iniziato, e rimane la sua principale passione, con il figurativo, con lo studio del corpo umano e con la sua rappresentazione nello spazio e nelle forme. Matita, carboncino, pastelli ad olio e olio sono i materiali che usa, senza particolari preferenze dell’uno rispetto all’altro. Dipinge da oltre 15 anni. Vive e lavora a Sangano (TO).

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Nicola Giampietro (Livorno 1945) Laurea in Ingegneria, si interessa all’arte dal 1975.  Da quell’anno e fino ad oggi  la sua produzione artistica  si compone oltre che di opere realizzate ad olio anche di numerosi disegni a carboncino. Linee allungate, curve, ondivaghe, linee spezzate o sovrapposte che prendono la forma di un volto. Dalle prime sagome ben delineate, potenti nel disegno con una concezione divisionista del colore e una rappresentazione cubista della forma che ricordano le opere di Gino Severini, Giampietro negli ultimi tempi tende alla sintesi, l’abbreviazione e la stilizzazione, fino alla deformazione espressiva che lascia emergere l’aspetto enigmatico. Ha esposto più di quaranta opere nella sua ultima personale ‘Femmes’ nella Galleria RossoCinabro, ottobre 2010. Vive e lavora a Roma.

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Stefania Gravili Fotografa di origine pugliese. Studia pittura  all’Istituto Statale D’Arte  di Lecce. Successivamente  si trasferisce a Milano dove studia fotografia all’Istituto  Europeo di Design. Diventata fotografa professionista si specializza  in still life e fotoritocco. Insegna Tecnica Fotografica a Milano in un Istituto Tecnico  Statale Multimediale per il cinema e la televisione. Nel 1998 ha  pubblicato per la Casa Editrice Hoepli il primo libro di testo di fotografia  per gli studenti della Scuola Pubblica Italiana, intitolato “Tecnica Fotografica” e definito sulle pagine di Fotografia Reflex, come “un testo che ha colmato una lacuna editoriale storica nel nostro paese”. Nel 1999  inizia  a  collaborare con la rivista Progresso Fotografico (attuale PCPhoto)  curando  fino al 2002 la rubrica  intitolata  Fotodidattica. Vive e lavora a Milano.

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Lunia Marchetti (Ferrara 1950) Diplomata all’Acca­demia di Belle Arti di Bologna, allieva di Mandelli e Bottarelli. Marchetti rende con una notevole forza espressiva  il senso del confine e dello scontro fra gli elementi vitali: terra, aria e acqua con il loro dispiegarsi di colori violenti, nelle atmosfere al tramonto,  nella infinita distesa delle acque. La luce è forte, ha  un dominio potente del colore, un senso  cromatico che spinge i contrasti fino all’estremo confine tollerabile dall’occhio senza dissidio, senza disturbo della serenità, fino al punto in cui la luce riesce a trasfigurare l’immagine intera.  Si sentono gli dei dietro il cielo e sotto la superficie increspata delle onde, si  intuiscono  presenze appartate, si  indovinano perfino i profumi portati da un vento presente, sempre, e quasi visibile nelle striature del cielo, nelle velature del mare. Marchetti ha scelto come punto di vista quello delle creature, dei pesci che si nutrono della luce nei colori mutevoli dell’acqua. Un punto di vista umile ma intenso e consapevole, quello di chi fa la parte integrante della natura e perciò può capirne l’anima vasta e profonda.Vive e lavora a Ferrara.

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Donato Marrocco (Frosinone 1986) Laurea in Decorazione presso l’Accademia Belle Arti di Frosinone. Ha realizzato le scenografie per lo spettacolo “Rapsody in blue” cinema teatro Nestor Frosinone. Nel 2003 ha  tenuto un laboratorio didattico di incisione all’interno della mostra di Picasso nella villa comunale di Frosinone. Nel 2004 è stato  Responsabile tecnico del montaggio delle opere relative alla mostra “Joan Mirò alchimista del segno”, Villa Olmo Como, nel 2005 alla mostra “Pablo Picasso I luoghi e i riti del mito” Complesso monumentale di S.Sofia Salerno. L’opera di  Marrocco  procede dall’astrazione “organica” a presenze figurali, gestuali, materiche e talora polimateriche: i suoi lavori sono evocazioni legate all’uomo e alla natura, proiettate in dimensioni molteplici che dalla delicatezza passano alla veemenza, dalla leggerezza impressionista all’astrazione gestuale, da codici criptici a elaborazioni calligrafiche. Quasi a indicare, nella sua complessità, l’orizzonte psichico ed emotivo dell’individuo, oppure il suo diario di viaggio, la collana dei suoi ricordi, la fragranza delle sue sensazioni. Vive e lavora a Frosinone.

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Daniela Rebecchi (Roma 1951). Inizialmente autodidatta. Dopo alcune personali e collettive negli anni settanta (Personali al Teatro Tenda di P.zza Mancini, Selezione primo Trofeo Circo delle Amazzoni 1977, collettive in piccole gallerie), ha sospeso queste partecipazioni, pur continuando a dipingere e seguendo lezioni private di pittura e disegno.  Attualmente studia Discipline Pittoriche alla Scuola di Arti Ornamentali del Comune di Roma con il Prof. P. Simoncelli. Vive e lavora a Roma

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Giacomo Sonaglia (Roma 1950) Negli anni ’70 compie gli studi artistici e coltiva la passione pittorica contemporaneamente al lavoro di pubblicitario. La  pittura nel periodo della  sua formazione artistica, come l’altra faccia della medaglia e come mezzo di “riflessione…sull’essenza dell’arte… e della sua storia” (Calvesi). Al concettualismo delle neoavanguardie, l’artista oppone un dichiarato e palpitante piacere della pittura, superando in tal modo la tendenza ostentatrice del “nuovo a tutti i costi”, una formula che continua ancora oggi e che in taluni casi ripete stancamente se stessa. Attraverso la magia creatrice offerta dal disegno e dalla pittura invece, Sonaglia dà  luogo ad un nomadismo culturale che gli consente di ripercorrere gli esiti più significativi della storia dell’arte. Artista maturo e colto, Giacomo Sonaglia pur scegliendo di non distaccarsi mai dall’ oggettività è stato in grado, attraverso la sperimentazione e la ricerca in pittura, di rinnovarsi continuamente esprimendo in questo modo la propria libertà e profonda sensibilità di creativo.Vive e lavora a Roma.

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Gabriele Tamburini (Roma 1972) Lavora come web designer per il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, si è diplomato alla Scuola Internazionale di Comix di Roma, ha pubblicato illustrazioni e vignette su alcuni quotidiani nazionali, ha partecipato a numerosi eventi espositivi in Italia e all’estero, tra cui va segnalata la Biennale Internazionale di Pechino del 2010. Artista figurativo che esplora la dimensione della contemporaneità sperimentando soluzioni originali ed eterogene attraverso l’utilizzo delle diverse tecniche artistiche: dall’olio all’acrilico, dalla china ai papiers collès.  Sono donne, volti, feticci del desiderio, ma anche icone pop dei nostri giorni i soggetti dell’universo pittorico di questo artista; figure, segni e gesti che emergono plasticamente dal supporto bidimensionale della tela o del foglio su cui con matita e carboncino si esprime appieno la sua originaria formazione di designer, grafico, fumettista, di creativo nel senso pieno del termine. La sua arte emozionante e suggestiva specialmente nei chiaroscuri monocromatici dei suoi disegni si fa più cruda e più immediata nei dipinti, chiaramente significativi del tempo che stiamo vivendo. Tra le componenti del linguaggio pittorico di Tamburini la fotografia, lo studio del nudo, l’utilizzazione artistica del fumetto e dei newspaper, che entrano materialmente nell’opera come elementi presi a prestito dalla società dei consumi ormai entrata in crisi, svolgono il ruolo principale fondendosi nelle sue tele anche di grandi dimensioni. ll suo modus operandi si concretizza in opere che riflettono e rielaborano il clima artistico della street culture dell’America degli anni settanta, ma anche di graphic artists, contemporary artist and painter  più recenti quali: Danijel Zezelj, Guy Denning, Jonathan  Howard, Joshua Petker, Erik Otto, Hush, Greg Gossel.

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Alessandro Trani E’ nato artisticamente nella galleria dell’amico pittore Gene Pompa.  Ciò che colpisce nelle sue opere è la ricerca incessante dell’infinito che si intravede laddove il cielo e il mare paiono congiungersi in un afflato d’amore. La straordinaria capacità dell’artista di utilizzare con disarmante naturalezza il colore dà alle sue opere una varietà di livelli di lettura che permettono a qualsiasi fruitore, in base alla sua preparazione e al suo gusto, di scorgere un mondo che si allarga man mano fino a fargli sentire le vertigini di un universo nascosto pulsante di vita. Vive e lavora a Roma.

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Ninni Trifirò (1941) Artista digitale. Era il 1965, quando Ninni Trifirò, che aveva già dipinto pannelli decorativi della Cuba, ad appena 24 anni, fu spinto dagli amici ad esporre le sue opere a Villa Sperlinga. «Venticinque quadri, tutti venduti – racconta – e con il ricavo mi comprai la prima Fiat 500». Fu la sua prima ed unica mostra: un grande successo, nemmeno lui forse ci credeva. Conserva  ancora il testo della brillante recensione che mi fece la critica d’arte Maria Poma Basile a Radio Rai, dedicandogli tutto lo spazio.  Fu preso dal lavoro, nel tempo libero dipingeva e regalava quadri che piacevano a tutti. Da più di dieci anni, ormai, ha abbandonato definitivamente i pennelli, i colori e le tele e si è buttato con tutta la sua passione nell’arte digitale. Opera sull’immagine creando lavori dal carattere onirico, con soggetti replicati quali uccelli antropomorfi e sottili illusioni ottiche. I colori sono nitidi e brillanti, che amplificano l’effetto favolistica non comune in un dialogo ininterrotto tra il libero fluire  dell’intuizione e l’intento di dare corpo a un racconto coerente. Vive e lavora a Palermo.

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

orario: 12:00 – 19:30

da lunedì a sabato

opening lunedì 13 dicembre  ore 12:00

incontro con gli artisti sabato 18  ore 18:00

ingresso libero

tate ascoltando: Julia di Ludovico Einaudi

come raggiungerci

Metro A e B (Termini)

Autobus:

Fermata Via Piave 38, 86, 92, 217, 360, M

Fermata Via XX Settembre 16, 30, 36, 60,

61, 62, 84, 90, 492

Fermata Piazza Fiume 120, 490, 491, 495

Scritto da rossocinabropress

marzo 3, 2011 alle 7:37 pm

Daniele Perilli

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‘OROLOGI MOLECOLARI’

6-11 dicembre 2010

'Flestesio' 160x90 tecnica mista manuale su tela

Con una mostra di opere recenti dal titolo ‘Orologi molecolari’ inaugura lunedì 6 dicembre la sua prima personale a Roma Daniele Perilli. Nato a Nereto il 20 gennaio 1981 diplomato al Liceo Scientifico di Nereto, figlio d’arte, Daniele è praticamente nato e cresciuto nell’ambiente artistico e sin da adolescente frequenta lo studio del padre Francesco, che è pittore e scultore e dove vi apprende e ricerca numerose tecniche: grafiche ,  pittoriche e scultoree, si esercita sulle tecniche tradizionali della pittura ad olio, del disegno e del modellato, vi apprende tecniche innovative e ne esperimenta le  personali esclusive ed alchemiche.
Membro del direttivo del Centro Studi sul Multiculturalismo, Daniele partecipa insieme al padre alla stesura del Manifesto sul Neutral-ism dove si fa paladino di un’arte trans-formale.  Il testo del Neutralismo è pubblicato sul sito di RossoCinabro nella pagina dedicata all’artista http://www.rossocinabro.com/perilli.htm. La mostra sarà visitabile fino all’11 dicembre, in questa giornata sarà presente l’artista.

testo critico:

L’ESTETICA DELLA TRASFORMAZIONE PERPETUA

Come il principe dei nembi è il Poeta che, avvezzo alla tempesta, si ride dell’arciere: ma esiliato sulla terra, fra scherni, camminare non può per le sue ali di gigante. (Charles Baudelaire)

L’opera di Daniele Perilli nasce da un gesto puro e di antica memoria, un gesto unico e irripetibile che plasma la materia per infondervi la vita.

L’abilità tecnica e la pratica manuale sono requisiti storicamente legati all’opera d’arte e a essa necessari. Tale condizione, però, sembra venire meno in un’era iper-tecnologica come la nostra, in cui la simulazione si sostituisce all’esperienza del mondo e il simulacro della realtà ne fa le veci.

In uno scenario come questo, gesti eclatanti privi di sentimento ed emozione e fredde analisi concettuali fanno dell’opera un fuoco fatuo e dell’artista una sorta di anatomopatologo che è intento a manipolare i pezzi di un mondo decaduto, per decretarne, nella maggior parte dei casi, l’irreversibile morte.

Da tale punto Daniele Perilli, insieme ai membri del movimento Neutralista, intende ripartire per creare una nuova dimensione estetica e umanistica, che sia in grado di ridefinire la percezione del mondo e le regole della sua rappresentazione.

Il Neutral-ism, che si propone come punto d’equilibrio tra esperienze culturali diverse e come inedita sintesi di linguaggi artistici che hanno caratterizzato la contemporaneità, dal Concettuale all’Informale. Idea ed emozione, dunque, divengono il centro gravitazionale di un’arte necessaria all’occhio e allo spirito, che non vuole essere la mera espressione reiterata di un mondo inflazionato dalle immagini. L’opera neutralista è oscura e misteriosa, come lo sono l’anima e la natura, essa è portatrice di un sistema di valori nuovo e complesso, che ha nell’uomo e nella conoscenza la propria ragion d’essere.

I dipinti di Daniele Perilli sono di matrice astratta, ma vanno ben oltre la radice Informale. Essi, infatti, non rinnegano la forma, ne accolgono la disgregazione, facendosi interpreti d’inaspettate metamorfosi. La sua pratica artistica si nutre del tempo, di piccoli gesti ripetuti con abilità certosina, frutto di una tecnica rigorosa e segreta che mescola la tradizione pittorica all’investigazione alchemica. Impercettibili variazioni luminose e cromatiche, ottenute con colori acrilici e oli, danno luogo a un magma di materia, che amorfo e caotico sembra espandersi sulla tela.

Una forza centrifuga domina le composizioni, mai suddivise in piani prospettici. La colorazione, che talvolta tende alla monocromia, rappresenta l’idea stessa del colore, puro e slegato da qualsiasi superficie, evocando così lo spazio assoluto della pittura.

Le sue strutture sono apparentemente semplici, simili a un supporto accartocciato che tenderebbe a scomparire se egli non offrisse, qua e là, degli appigli. Orizzonti incerti e figure indeterminate emergono silenziosi, frutto di una tensione intrinseca che spinge la forma verso una crescita e una rigenerazione senza fine. La composizione finale è dinamica e vibrante, animata da un’energia sotterranea e primigenia, responsabile di quel processo miracoloso e sorprendente che è il divenire della forma. Dal magmatico ammasso di materia fuoriescono abbozzi di figure: animali, unicorni, pesci, uccelli, conchiglie e uova, manifestazioni, queste, della vita stessa, che si perpetua attraverso infinite forme e processi metamorfici.

L’esistenza è per Daniele Perilli un percorso transitorio, situato tra la nascita e la morte. È l’itinerario che tutti, uomini, materiali e organismi, compiono attraverso un tempo e uno spazio indefiniti, a cui sono solo parzialmente e fatalmente legati.

Nelle sue opere, dunque, la forma è sospesa tra passato e futuro, ordine e disordine, creazione e distruzione. Il futuro è racchiuso nell’attesa della configurazione della forma, il passato, invece, nelle sue fascinose rovine, nei fossili, nei relitti e negli spettri che di essa conserva la memoria. Così egli dà luogo a una collisione temporale che, similmente al processo di fusione nucleare, è all’origine dell’universo, dei suoi cicli e del suo destino. Le macerie, simbolo di un mondo in disgregazione, divengono in tal modo fondamenta su cui edificare una nuova immagine e una nuova realtà.

Il gesto di Daniele Perilli è veicolo dei misteri del cosmo, di cui la sua arte si fa partecipe, affrancandosi dal ruolo di muta testimone o semplice replica, fedele o distorta, del mondo in cui viviamo.

Il linguaggio statico della pittura potrebbe a prima vista sembrare un mezzo inadeguato a rappresentare la realtà in tutte le sue dinamiche sfaccettature. I dipinti necessitano di tempi e modi di fruizione lenti e contemplativi, diversi rispetto a quelli frettolosi e bulimici a cui il mercato e i circuiti dell’arte contemporanea ci hanno, troppo spesso, abituato.

La pittura di Perilli è disarmante e intima, come lo è la poesia. Al pari di quest’ultima nasce nella solitudine e nella sofferenza, non cerca mirabilia o effetti speciali, ma ci pone a tu per tu con il nostro essere e la transitorietà dell’esistenza. La sua opera catalizza lo sguardo rapito e attonito dello spettatore, rendendolo parte consapevole del mistero della vita e della sua segreta sorgente e innalzandolo verso una sfera universale.

A Marcel Duchamp è stata attribuita la frase «stupido come un pittore», ma forse siamo noi troppo «stupidi» o distratti per la pittura, soltanto il tempo potrà dirlo; del resto come scrisse Théophile Gautier «tutto passa, solo l’arte robusta è eterna». Jenny Dogliani

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

a cura di Jenny Dogliani

catalogo in mostra

opening 6 dicembre ore 17:00

incontro con l’artista 11 dicembre ore 17:00

ingresso libero

aperto da lunedì a sabato 12-19:30

Come raggiungerci

Metro A e B (Termini)

Autobus:

Fermata Via Piave 38, 86, 92, 217, 360, M

Fermata Via XX Settembre 16, 30, 36, 60,

61, 62, 84, 90, 492

Fermata Piazza Fiume 120, 490, 491, 495

Astrazioni

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'Il burattinaio' di Claudio Sireci tecnica mista e collage 50x70, 2007

29 novembre – 11  dicembre 2010

‘Astrazioni’ è l’occasione per una rilettura del concetto stesso di astrazione e dei diversi significati che questo termine ha ormai assunto nel progressivo distacco dai movimenti  artistici precedenti. Astrazione, termine di origine latina derivante dal verbo astrarre ovvero trarre da, distogliere, separare.  Questa mostra evidenzia quegli artisti che hanno rivolto la loro ricerca al quel processo di conoscenza che  attraverso la scelta di distacco dal reale viene sottoposto  ad una  analisi puramente intellettiva. In sintesi una semplificazione del reale e stilizzazione delle forme. La mostra sarà divisa in due sezioni, una dedicata all’Astrattismo lirico in cui L’espressione dell’astratto  diffusa anche con altre forme di rappresentazione della irrealtà a volte più ordinata a volte totalmente fantastica avvolta di un immaginario sfrenato,  è comunque ancora fortemente presente ed ispira nuove tendenze e movimenti. prevale la funzione espressiva e simbolica del colore, l’altra all’Astrattismo geometrico in cui prevale la funzione geometrica delle forme, che è stato definito anche Arte concreta. L’espressione dell’astratto  diffusa anche con altre forme di rappresentazione della irrealtà a volte più ordinata a volte totalmente fantastica avvolta di un immaginario sfrenato,  è comunque ancora fortemente presente ed ispira nuove tendenze e movimenti.

Opere di: Nicola Giampietro, Laura Mazzuoli, Antonella Panarello, Erri Rossi, Claudio Sireci.

A cura di Cristina Madini

Nicola Giampietro, nato a Livorno nel 1945, una Laurea in Ingegneria, si interessa all’arte dal 1975.  Da quell’anno e fino ad oggi  la sua produzione artistica  si compone oltre che di opere realizzate ad olio anche di numerosi disegni a carboncino. Ha esposto più di quaranta opere nella sua ultima personale ‘Femmes’ nella Galleria RossoCinabro, ottobre 2010. Vive e lavora a Roma.

Laura Mazzuoli (Chiaravalle 1974)  Nel 1993 consegue il Diploma di Maturità d’Arte Applicata ad Ancona e nell’anno successivo si diploma in Decorazione Pittorica all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Frequentando l’Accademia partecipa alla sua prima mostra, la collettiva “Oltre la Porta”, svoltasi a Pesaro nella Sala Laurana. Negli anni successivi Laura segue il proprio cammino interiore; periodo questo che la porta a maturare nel campo dell’arte, dividendosi tra la cittadina marchigiana e Siena, città nella quale affondano le sue radici paterne e a cui è profondamente legata. Questo percorso sfocia nella personale “L’ Attesa” (Siena  2003), dopo la quale la sua attività si intensifica. Presenta inoltre nel novembre 2003 e nell’agosto 2004 “I Bozzetti”, proposte per il “Drappellone”  del Palio di Siena. Vive e lavora a Chiaravalle (AN).

 

Antonella Panarello (Torino 1966) Laureata  in lingue e letterature straniere .è dirigente scolastico. L’interesse per la psicologia e per l’ipnosi le ha permesso di scoprire i nuovi orizzonti dell’arte del colore e della pittura materica. Un mondo di cromie che l’artista riesce a plasmare con la tensione emotiva del gesto impresso con l’uso delle mani.  Lungo un itinerario pittorico tracciato dall’inconscio emergono motivi espressivi, ricreati interiormente con straordinaria inventiva. Viaggi onirici pulsanti di vita ,dimensionati tra la realtà e la memoria ,che guidati dall’immaginazione, vengono convogliati alla ricerca di nuove spazialità Ha esposto a Caltagirone  presso i Musei Civici in una personale, e in collettive. Vive e lavora a Caltagirone.

 

Erri Rossi (Schio 1968), si è diplomato all’Istituto d’Arte Fanoli di Cittadella nel 1990.

Ha alternato il suo interesse per la pittura ad altre forme di espressione artistica come la musica e la scrittura. Nel febbraio 2010 è stata pubblicata una sua opera letteraria: “Favola”. Colpito da artisti che hanno unito all’espressionismo la giocosità, a tinte drammatiche la freschezza giocosa, ha così interpretato in modo personale la capacità comunicativa dei colori e delle forme intensamente emozionali.

A caratterizzare la sua ricerca c’è un costante richiamo a realtà che appaiono a volte oscure e non facilmente interpretabili. Linee che percorrono direzioni non proprie. Figurazioni che non potremmo di certo definire accademiche. Pensiero che travalica la psiche e si fa gesto autentico. E’ presente con tre sue opere all’Esposizione Arte Fiera Padova novembre 2010. Vive e lavora a Schio (VI).

Claudio Sireci (Viterbo 1962) Pittore autodidatta ha la fortuna di incontrare il maestro Enzo Maria Mattioli. Frequenta il suo studio “Il Paradosso” come ragazzo di bottega. Qui studia, impara, ricerca. Nasce ed evolve un dialogo concreto tra loro che Claudio assorbirà nel tempo e del quale farà tesoro per la sua arte futura. Alcuni suoi lavori danno vita a sagome oniriche, rimandanti all’inconscio e quasi surreali: nei suoi paesaggi serali, sulle sue spiagge e anche sulle persone e gli oggetti, emerge una luce chiara e bella che rivive nella luna. C’è un alone di sogno, viaggio e volo che circonda l’opera impressa su carta e tela. Non rimane incollato ad una tecnica specifica. Anche se l’acrilico lo ha accompagnato negli anni nella sua ricerca della versatilità, utilizza altri materiali: matite, pastelli, carta, colla, iuta, sabbia. Vive e lavora a Viterbo.

 

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

orario: 12:00 – 19:30

da lunedì a sabato

 

opening 29  novembre ore 18:00

incontro con gli artisti 11 dicembre ore 18:00

 

ingresso libero

Scritto da rossocinabropress

novembre 22, 2010 alle 12:50 pm

Eugenia Liaci

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'Il potere' olio su tela 100x90

IL POTERE E  LE SUE IMPLICAZIONI

23 – 27 novembre 2010

 

Il Potere, un tema su cui l’autrice si confronta, scegliendo strumenti volutamente diversificati,  atti ad esprimere, nella  loro diversità, il rapporto variabile che ogni essere umano costruisce con esso.

Il Potere è sovrano come quello del grande padre Zeus, che domina magnanimo su tutti gli dei elargendo doni generosi, ma anche legiferando, onde poter creare quell’armonia fra giustizia e libero arbitrio che ispiri aneliti di elevazione fra gli dei e senso per i valori che volta per volta si vanno  formando.

E l’arancio, insieme al rosso e all’ocra  in ampie superfici si espandono, trattenuti dal bianco, immagine animica dello spirito * .

Il ricordo di antiche leggi, di antichi rituali che accompagnavano i discepoli dell’iniziazione, si inabissa nel blu profondo delle caverne sotterranee consacrate alla rivelazione dei Misteri.

Un tempo in cui Potere era sinonimo di conoscenza e conoscenza era fecondazione della vita di un’intera civiltà..

Ma il Potere consuma chi lo esercita trasformandolo in posseduto se il suo detentore non si accorge che nell’espletare quella facoltà tradisce se stesso e l’intenzione originale.

Le  campiture di aranci , rossi e ocra trattenuti dal bianco, tracciano una specie di caricatura, sorta di doppio che tenta la grottesca imitazione del dio padre.

Col passare del tempo le antiche conoscenze vengono schematizzate in  dogmi e vengono in seguito denominate ‘religione’ e il popolo cresce protetto dalle varie Chiese che si assumono la responsabilità di educare le genti.

Le campiture arancio-rosso-bianco sono solo un ricordo. Domina una forma architettonico -fisica scura, nel marrone violaceo, che schiaccia qualunque facoltà spirituale individuale.

All’origine della caduta un albero, detto Della Conoscenza del Bene e del Male.

Sembra voler indicare una direzione con la sua postura sbilenca di un ocra smorto, mentre naviga in quel lontano turchese di cui una volta si diceva ricordasse l’aura del Paradiso…

E tutta insieme quella grande distesa di turchesi ocra e bianchi, grandi e piccoli, vorrebbe accennare a quell’aura di cui abbiamo dimenticato l’essenza… anche se fra essi c’è già qualcuno che si è conquistato uno spazio ambiguo, fra luce e tenebra e sarà prima o poi scacciato …

Per dire tutto questo e molto altro c’è la scrittura oggi,che è sinonimo  di comunicazione autentica e poi di informazione, linguaggi , usanze, costumi e valori,  anche se spesso , asservita al potere di turno, tende ad essere  sinonimo di Confusione.

Completa l’esposizione di lavori propriamente cromatici una serie di tavole lignee coperte di bianco o metallizzate, alte e strette, su cui l’autrice ha inventato delle ‘scritture’ , opere  che troneggiano misteriose e austere come cartelli indicatori di strade nuove…

 

*cfr. Rudolf Steiner: “L’Essenza dei Colori”

Eugenia Liaci, nasce a Bari, si Laurea in Fisica, si interessa all’arte dal 1985. Per oltre  vent’anni approfondisce la ricerca del colore attraverso l’acquerello, spaziando dalla ricerca monocroma fino all’indagine di atmosfere cromatiche che caratterizzano particolari momenti del corso della natura. Accanto a quello del colore inizia, nei primi anni ’90 uno studio volto al dialogo tra matematica e musica, che conferisce al gesto pittorico una ‘temporalità’. Ne risulteranno opere grafiche realizzate ad acquerello in bianco e nero. Il filo della ricerca verrà ripreso su tele e tavole di piccolo formato, con una tecnica mista (acquerello, olio e sabbie). A partire dal 2003 lavora con fondi sempre più ruvidi realizzati con pezzetti di marmo raccolti sulle Alpi Apuane, sgretolati e usati come fondi nei quali far scintillare monocromi puri di blu, gialli, rossi e arancio.  Vive e lavora a San Casciano val di Pesa (FI).

 

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

orario: 12:00 – 19:30

da lunedì a sabato

 

opening 23 novembre ore 18:00

incontro con l’artista 27 novembre ore 18:00

 

ingresso libero

Scritto da rossocinabropress

novembre 22, 2010 alle 12:46 pm

Be_RossoCinabro

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She & He olio su tela 100x100x4 di Paolo Dongu

 

Esistere è essere lì, semplicemente. Gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare ma non li si può mai dedurre.” Jean-Paul Sartre

 

Sono trascorsi due anni dall’apertura a Palombara Sabina della prima Galleria RossoCinabro e il 12 novembre la Galleria di Roma compie un anno. Sono già moltissime le opere esposte nelle nostre sale, dalle collettive di artisti italiani ed europei, alle ultime mostre personali di  pittori  che hanno ricevuto ampi consensi, alla caratterizzazione per l’importanza dei contenuti delle singole mostre finora proposte,  oltre cinquanta.
Per festeggiare il primo  compleanno della Galleria  proponiamo una collettiva dal titolo BE che oltre a segnare l’inizio del secondo anno di attività continua la sperimentazione di fusione e combinazione di differenti identità artistiche oltre che culturali.

In mostra opere di: Barbara Bertoncelli, Adriana Di Dario, Jacqueline Domin, Paolo Dongu, Andrea Ferrando, Dario Ferrante, Giohà, Eugenia Liaci, Lunia Marchetti, Luciana Mayer, Eva Pianfetti, Gianluca Poli, Giuseppe Ribechi,  Shiribia, Gianfranco Zazzeroni.
Dal catalogo della mostra collettiva  “Be_RossoCinabro” a cura di Cristina Madini, RossoCinabro Gallery, Roma novembre 2010.

 

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

orario: 12:00 – 19:30

da lunedì a venerdì, sabato chiuso

 

opening 4 novembre ore 18:00

incontro con gli artisti  12 novembre ore 18:00

 

ingresso libero

Scritto da rossocinabropress

novembre 22, 2010 alle 12:40 pm

Welcome to Pop Art Show!

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Lady Oscar acrilico e collage su tela 100x150 cm

(Arte prima)

Benvenuti al Pop Art Show, la mostra di pittura a cura dell’artista emergente Pop Pasquale Varvicchio.

Il Popartshow attraverso le sue immagini vuole raccontare, interpretare, illustrare, esaltare la cultura del mito  POP referente indiscusso dell’anima popolare.

L’artista attinge dalla societa’ dei consumi, sempre più globalizzata, amplificata e distribuita dai vari mezzi di comunicazione di massa, nel loro eterno rituale autocelebrativo.

I suoi soggetti preferiti, trasportati nel disegno e nella pittura sono estremamente vari   ed attingono dall’universo iconografico del quotidiano, frammenti più banali della realtà, derivati dal seducente mondo dei media, dalla pubblicità, dalle confezioni dei  prodotti di marca e dei loghi che li contraddistingue, dal fascino della moda, dal  glamour dei volti delle celebrità, dalla magia del cinema e del suo star system.

Varvicchio prende in prestito o rielabora in modo ossessivo alcuni elementi e canoni interpretativi della grafica dello stile dell’industria cinematografica e televisiva. Queste caratteristiche si sposano perfettamente con il fumetto, creando una sorta di cine-fumetto, con le sue trasposizioni di inquadrature cinematografiche.

Protagonista principale della mostra è l’uso della parola Pop moltiplicata numerose volte, rielaborata, ingrandita e marcata nei contorni, sia su lamine di fogli color metallo sia con l’uso di colori e carte glitter.

Il  racconto di questo percorso eroico di Pasquale Varvicchio, visione sognante del suo universo di artista, figlio del Pop, che incanta, si codifica nell’elemento portante delle stelle, vero filo conduttore delle sue creazioni.

Art Exhibition to Pasquale Varvicchio

The Popartshow wants to tell through his images, interpret, explain, enhance the culture of myth POP undisputed representative of the popular. The artist draws from the consumer society, more and more globalized, amplified and distributed by the various means mass communication, in their eternal ritual self-celebration.

His favorite subjects, carried in drawing and painting are very different from the universe and draw illustrations of the everyday, mundane fragments of reality, derived from the seductive world of media, from advertising, from product packaging and brand logos that will apart from the charm of fashion, the glamorous faces of celebrities, the magic of cinema and its star system.

Varvicchio borrows or obsessively reworked in some elements and rules of interpretation of the graphic style of the film and television. These characteristics match perfectly with the balloon, creating a sort of cinema comic, with its transpositions film of shots.

Main protagonist of the exhibition is the use of the word  Pop multiplied many times revised, enlarged, bold in outline, is on thin sheets of colored metal and with the use of color and glitter cards.

The story of this journey heroic Varvicchio Pasquale, dreamy vision of the universe as an artist, the son of Pop, who enchants, is encoded in the carrier of the stars, hallmark of his creations.

Galleria RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

25 ottobre – 2 novembre 2010

ingresso libero

opening e incontro con l’artista lunedì 25 ottobre ore 17:00

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

A cura di Pasquale Varvicchio

Organizzazione e Promozione: RossoCinabro

NICOLA GIAMPIETRO

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'La Chiesa in attesa' olio su tela 30x100

‘FEMMES’

13 – 20 ottobre 2010

Una mostra ricca di suggestioni, quella che Nicola Giampietro presenta alla Galleria RossoCinabro. L’incanto di ‘Femmes’ si percepisce da subito in un’atmosfera che riporta a tutto il suo lavoro, a una produzione che è maturata nel tempo.

Con una trentina di dipinti e altrettanti disegni a carboncino è come se il pittore volesse dichiarare guerra a tutte le forme di cattivo gusto. I personaggi della poetica di Nicola Giampietro sono tutti donne. Una predilezione che lo introduce nell’universo femminile in modo fantastico e sublimato. Ritratti che vanno oltre l’influenza  dell’opera di Modigliani. Donne che vivono solitarie in un loro mondo fatto di poesia e sogno. Più che dipinte però sembrano disegnate: linee allungate, curve, ondivaghe, linee spezzate o sovrapposte che prendono la forma di un volto. Dalle prime sagome ben delineate, potenti nel disegno con una concezione divisionista del colore e una rappresentazione cubista della forma che ricordano le opere di Gino Severini, che caratterizzano opere come  ‘Femme’, ‘Sara’ e  ‘Metamorfosi’, Giampietro negli ultimi tempi tende alla sintesi, l’abbreviazione e la stilizzazione, fino alla deformazione espressiva che lascia emergere l’aspetto enigmatico come  in  ‘La Chiesa in attesa’ ,  ‘Soffio’ e ‘Superbia’.  Una considerazione interessante questa, inerente la duplicità degli aspetti che i volti suggeriscono. E’ l’eterna contraddizione tra buono e cattivo, angelico e demoniaco.  Queste apparenti contraddizioni fanno parte delle caratteristiche umane e proprio per questo le rendono più comprensibili a noi tutti, introducendoci in mondi fantastici ed onirici.

Nicola Giampietro, nato a Livorno nel 1945, una Laurea in Ingegneria, si interessa all’arte dal 1975.  Da quell’anno e fino ad oggi  la sua produzione artistica  si compone oltre che di opere realizzate ad olio anche di numerosi disegni a carboncino. Vive e lavora a Roma.

 

Galleria RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna, 28

00187 Roma

tel. 06 60658125

 

da lunedì a sabato 12-19:30

ingresso libero

 

opening mercoledì 13 ottobre ore 17:00

incontro con l’artista 16 ottobre ore 17:00

 

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

 

A cura di Cristina Madini

Ufficio stampa: Tomaso Costa

Scritto da rossocinabropress

ottobre 12, 2010 alle 7:12 pm

CO-EXISTENCE

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'Experiences' di Lucrezia Scotellaro olio su velluto 13 tele 20x30

In occasione della 6° Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, la Galleria RossoCinabro presenta opere recenti degli artisti: Salvatore Alessi, Tommaso Arcella, Carolina Barbolla, Elena Candoli, Maria Luisa Caputo, Gianpiero De Gruttola, Giuseppe Dente, Veronica Francione, Stefania Gravili, Cristina Madini, Sergio Muntoni, Mirella Orlandini, Maricel Paraje, Daniele Perilli, Lucrezia Scotellaro, Renato Tagliabue.

Risulta evidente che la coesistenza di  vari linguaggi artistici che si mettono in correlazione, si compenetrano e si integrano, diventa un parametro importante  nella comprensione e valutazione di espressioni artistiche di realtà culturali diverse come strumento in grado di fornire una chiave di lettura unitaria. L’attenzione ai diversi linguaggi, la conoscenza e lo scambio con gli altri trovano modalità concrete e canali privilegiati di realizzazione proprio nei linguaggi artistici ed espressivi.

Verso questa direzione conciliatrice, va letta, dunque, la capacità metamorfica dell’arte, sempre più tesa a scandagliare nelle dinamiche e nelle alterne coesistenze di sistemi oppositivi il rispetto e il riconoscimento dell’alterità  che fatica e richiede una più matura riflessione. Aspirare ad avviare e a promuovere, passo dopo passo, la ricerca di  una ragione comune, può infatti rendere conto di nuove possibilità di  confronto e di crescita culturale.

 

A cura di Cristina Madini

Organizzazione e promozione RossoCinabro

Ufficio stampa Tomaso Costa

 

 

RossoCinabro

Via Raffaele Cadorna 28 – 00187 Roma

Tel. 06 60658125

www.rossocinabro.com

rossocinabro@gmail.com

da lunedì a venerdì 12:00 – 19:30

ingresso libero

 

opening lunedì 27 settembre ore 18:00

incontro con gli artisti sabato 9 ottobre ore 18:00

Scritto da rossocinabropress

ottobre 12, 2010 alle 6:47 pm

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